La qualità dell’attaccamento: l’essenza di ogni rapporto familiare
L’essenza di ogni rapporto familiare sano e robusto risiede nella qualità dell’attaccamento, un concetto esplorato in profondità da John Bowlby e Mary Ainsworth, i cui studi hanno rivoluzionato la nostra comprensione delle dinamiche relazionali tra genitori e figli. Gli stili di attaccamento, infatti, modellano non solo la nostra capacità di stabilire legami sicuri e indipendenza nelle relazioni affettive ma influenzano anche profondamente il nostro benessere emotivo e sociale. Comprendere la natura e l’impatto degli stili di attaccamento sullo sviluppo individuale e sulle relazioni familiari è fondamentale per promuovere un ambiente familiare sano, in cui ogni membro possa crescere e prosperare, costruendo un attaccamento sicuro.
Vogliamo condividere con voi qualche informazione sullo sviluppo infantile, che vuole essere semplicemente informativa, non vogliamo insegnarvi nulla e non vogliamo generare ansie, perché ogni bambino e ogni coppia caregiver-bambino segue questo percorso in base ai propri tempi.
Perché vogliamo condividere con voi queste informazioni? Perché non chiediate ai vostri figli più di quello che possono dare in base alla loro età.
Voglio essere un bravo genitore: l’attaccamento sicuro
Voglio essere un bravo genitore. Non voglio commettere gli errori che hanno commesso i miei. Voglio rappresentare una base sicura per mio figlio. Voglio costruire un legame di attaccamento sicuro con lui.
Aiuto! Come si fa?
Sono tanti gli autori che si sono occupati dello sviluppo infantile e conoscere il loro pensiero dovrebbe servire a rassicurare i genitori, perché sapranno quale sarà la strada, non ad aggiungere ansie (quando già ce ne sono moltissime!). Ogni bambino ha i propri tempi per passare a uno stadio di sviluppo successivo e ogni coppia caregiver-bambino ha i propri tempi per costruire il proprio legame.
- Se un bambino di 15 mesi ancora non cammina, è in ritardo con lo sviluppo motorio!
- Se un bambino di 2 anni ancora porta tutto alla bocca, allora è in ritardo con lo sviluppo psicosociale!
- Se un bambino di 3 anni ancora non toglie il pannolino, è in ritardo con il controllo degli sfinteri!
Non è una gara
Sentiamo tanti genitori preoccupati perché il proprio figlio “è in ritardo”, ma ritardo rispetto a chi? Contro chi sta gareggiando? Che succede se “arriva ultimo”?
I nostri bimbi avranno tutta la vita per sentirsi sotto pressione, soprattutto dalla scuola primaria in poi, concediamo loro un po’ di tregua nei primissimi anni.
Freud, Erikson, Bion, Winnicott, Bowlby (solo per citarne alcuni) hanno descritto il susseguirsi delle varie tappe di sviluppo infantile, ognuno secondo la propria prospettiva. Maria Montessori ci insegna che però ogni bambino è a sé e nell’educare non bisognerebbe mai paragonarlo ad altri bambini o a noi stessi alla sua età.
Gli stadi di sviluppo psicosociale di Erikson, a partire dalle teorie di Freud.
Erikson mette l’accento dello sviluppo infantile sulle richieste sociali. I genitori chiedono al bambino di lasciare il pianto e la gestualità, per andare verso lo sviluppo del linguaggio. Allo stesso modo chiedono al bambino di controllare la pipì e la popò e di farla nel vasino, non più nel pannolino. Sono le aspettative sociali (familiari nella prima infanzia) a spingere il bambino verso la propria crescita.
Vediamo insieme quali sono le fasi che accompagnano i bambini dalla nascita ai 5 anni.
Fiducia e sfiducia (0/1 anni)
“Le prime manifestazioni del fatto che il bambino ha fiducia nell’ambiente che lo circonda sono la facilità con cui si nutre, la profondità del suo sonno e la rilassatezza dei suoi intestini.” (E. H. Erikson, Infanzia e società, 1963, ed. tradotta 2007 Fabbri Editori, pag. 231)
Si inizia a costruire un attaccamento sicuro, attraverso la fiducia del bambino nei confronti di chi si prende cura di lui e nelle proprie capacità. Questo è possibile solo se i genitori sono “capaci di trasmettere al bambino una convinzione profonda e quasi fisica che ciò che essi fanno ha un significato” (E. H. Erikson, Infanzia e società, 1963, ed. tradotta 2007 Fabbri Editori, pag. 233)
Vergogna, dubbio ed autonomia (2/3)
In questa fase i bambini iniziano ad acquisire delle autonomie importanti, come camminare e avere il controllo degli sfinteri, grazie anche alle spinte dei genitori. E’ fondamentale incoraggiare i bambini verso l’acquisizione di piccole autonomie, garantendo sempre il supporto e la presenza.
Spirito di iniziativa e senso di colpa (4/5)
I bambini sviluppano un senso di iniziativa o di colpa in base alla capacità di fare le cose in modo indipendente. E’ fondamentale in questa fase incoraggiarli all’autonomia, per aiutarli a evitare la frustrazione e il senso di colpa generati dal mancato raggiungimento dei propri obiettivi.
La teoria dell’attaccamento sicuro di Bowlby
John Bowlby, pioniere della psicologia del ventesimo secolo, ha sviluppato la teoria dell’attaccamento osservando i comportamenti dei bambini nei primi anni di vita. Questa teoria, radicata in un contesto sistemico, etologico ed evolutivo, propone un modello psicopatologico che spiega l’organizzazione della personalità fin dalla tenera età .
La teoria di Bowlby è stata particolarmente influente nello studio dei traumi infantili e del loro impatto sullo sviluppo psicologico. Ha evidenziato come esperienze di gravi abusi o trascuratezza possano correlarsi allo sviluppo di disturbi di personalità, sintomi dissociativi, ansia, depressione e dipendenza da sostanze .
L’attaccamento per Bowlby
Secondo Bowlby, l’attaccamento non è solo un legame emotivo, ma un bisogno fondamentale che persiste dalla nascita fino alla morte. Questo legame, specialmente quello con la figura materna o un suo sostituto, è cruciale per lo sviluppo armonioso della personalità. L’attaccamento sicuro, caratterizzato dalla percezione di protezione e sicurezza fornita dalla figura di riferimento, contrasta con l’attaccamento insicuro, dove prevalgono instabilità e paura dell’abbandono .
Bowlby ha identificato quattro fasi principali nello sviluppo dell’attaccamento: la fase di pre-attaccamento, attaccamento, attaccamento chiaro e attaccamento reciproco. Queste fasi descrivono il progressivo intensificarsi del legame emotivo tra il bambino e le sue figure di attaccamento.
La sua teoria ha avuto un impatto significativo non solo sulla psicologia infantile ma anche sulle dinamiche delle relazioni familiari e interpersonali in età adulta, influenzando la capacità di regolare le emozioni e di stabilire relazioni significative.
Equilibrio tra sicurezza e esplorazione: per un attaccamento sicuro
Il sistema dell’attaccamento, presente fin dalla nascita, ha lo scopo di mantenere un equilibrio tra le condizioni interne di sicurezza e le condizioni esterne dell’ambiente. Durante la fase di attaccamento, il bambino modula il bisogno di sicurezza e il desiderio di esplorazione. Inizialmente, la vicinanza con la figura di attaccamento è fondamentale; successivamente, con la crescita della fiducia, il bambino si sente più libero di esplorare l’ambiente circostante.
Descrizione delle fasi di attaccamento di Bowlby
Bowlby identifica lo sviluppo dell’attaccamento attraverso 4 fasi:
La fase pre-attaccamento (dalla nascita alle 6 settimane)
I neonati hanno una predisposizione biologica a ricercare vicinanza con altri esseri umani.
La fase di attaccamento (dalle 6 settimane ai 6 mesi)
Si sviluppa una preferenza nei confronti delle figure di riferimento e manifestano disagio quando vengono separati da loro.
La fase dell’attaccamento chiaro (dai 6 mesi ai 2 anni)
Sviluppano un attaccamento chiaro nei confronti delle figure di attaccamento primarie e riescono a gestire i momenti di separazione/riunione grazie alla costruzione della base sicura.
La fase di attaccamento reciproco (dai 2 anni in poi)
Comprendono le esigenze e le emozioni sperimentate dalle figure di riferimento.
Ainsworth e le risposte “responsive”
Ainsworth nelle sue opere spiega l’importanza di offrire risposte responsive ai bisogni dei bambini, al fine di costruire un attaccamento sicuro. Ma che vuol dire “risposte responsive”?
Vogliamo aiutarvi a fare un po’ di chiarezza.
Un genitore responsivo è in grado di sintonizzarsi empaticamente con il bambino e di comprenderne i bisogni espressi, rispondendovi attraverso un comportamento adeguato.
Se il bambino vuole interagire, il genitore risponderà attraverso l’interazione, parlerà con lui.
Quando il bambino vuole giocare, il genitore gli proporrà un gioco da fare insieme.
Se il bambino vuole esplorare, il genitore lo metterà a terra in sicurezza.
Un esempio di attaccamento sicuro
Mi capita spesso di leggere articoli online dove si sostiene che per costruire un buon legame di attaccamento il genitore deve tenere sempre (o quasi) il bambino in braccio, per fargli sentire che c’è sempre. Non è proprio così. La costruzione di un legame di attaccamento sicuro richiede tempo e prevede che il bambino senta la vicinanza del genitore in termini più emotivi che fisici.
Facciamo un esempio per farvi capire meglio
Una mamma stanca, senza energie mentali e fisiche, tiene il bambino in braccio tutto il giorno. Quando il bambino piange per mostrare il bisogno di esplorare, la mamma pensa che abbia fame e lo attacca al seno. Quando il bambino si arrabbia (perché non si sente capito) la mamma prova a interagire con lui. Infine arriva il momento della stanchezza e il bambino piange per far capire di aver bisogno di riposare e la mamma prova a giocare con lui.
Ora vediamo un’altra mamma, che magari ha lavorato tutto il giorno, mentre il bambino era al nido. Torna a casa e il bambino piange tendendo le braccia verso di lei. La mamma lo prende in braccio e lo coccola parlando con lui per diversi minuti, spiegandogli quanto le sia mancato. Poi il bambino piange e inizia a dimenarsi, allora la mamma lo mette a terra sul tappetone e si mette giù con lui, a osservarlo mentre prova a gattonare. Dopo qualche minuto il bambino riprende a piangere, la mamma guarda l’orario, lo prende e lo attacca al seno.
Qual è la risposta corretta?
Secondo voi quale mamma sta costruendo un attaccamento sicuro? Quella che passa tutto il giorno con il bambino in braccio o quella che lavora tutto il giorno?
La risposta corretta è la seconda mamma descritta.
Tenere un bambino in braccio tutto il giorno mentre si pensa ad altro, senza stare veramente con lui, non solo non gli serve (sentirà comunque la mamma lontana), ma può contribuire alla costruzione di un attaccamento insicuro.
Conclusione
La costruzione di un attaccamento sicuro passa attraverso la sintonizzazione emotiva e una risposta adeguata al bisogno che sta esprimendo il bambino.
Quando il bambino imparerà a rotolarsi, sarà importante dargli modo di sperimentarsi a terra. Quando imparerà a portarsi il cucchiaino alla bocca, sarà importante lasciarlo fare e lasciarlo sporcare.
Costruire un buon legame di attaccamento fin dai primi mesi permette ai bambini di sentirsi sicuri di poter sperimentare anche “lontano” da mamma e papà, perché avranno dentro la vostra base sicura e sapranno che voi, in caso di necessità, li vedrete e li sentirete.
Quando imparerà a camminare, sarà importante incoraggiarlo ad allontanarsi da voi, perché può farlo sapendo che se serve può tornare da voi. Nel nostro videocorso sulla genitorialità rispettosa vi aiuteremo a costruire un rapporto forte e di fiducia con il vostro bambino.
E tu, quale tipo di attaccamento hai costruito con il tuo bambino? Condividi la tua esperienza e raccontaci come gestisci il legame con tuo figlio. Ogni storia è unica e preziosa.




